Il primo televisore della storia

Ho appena terminato di leggere (in realtà due giorni fa, ma si usa dire così) un saggio molto interessante sul concetto di “immagine di sé”. Partendo dalla progressiva sparizione degli specchi nelle abitazioni, rimpiazzati da monitor e schermi di diverse dimensioni, l’autore analizza le differenze tra l’immagine di sé riflessa per un semplice fenomeno fisico, e quella che passa attraverso una codifica digitale, che sia quella dello schermo di un televisore oppure il selfie su un social visitato da un dispositivo mobile.

Ho mentito, non esiste nessun saggio del genere; però esistono differenze tra il guardarsi allo specchio e guardarsi su uno schermo. Se una volta si diceva “splendere di luce propria”, oggi il fatto che l’immagine sia retroilluminata cambia in qualche modo il nostro approccio con l’arte tradizionale, che tradizionalmente vive di luce riflessa. Passando per le vetrate delle cattedrali gotiche, la prima forma di divulgazione su schermo di informazioni per tutti coloro che non avevano accesso alla cultura scritta.

 

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La scimmia su Facebook

Il fotografo David Slater, durante un viaggio in Indonesia, montò la sua macchina fotografica su un cavalletto e lasciò il pulsante remoto di scatto accessibile ad alcuni macachi crestati. Una scimmia femmina scattò numerose fotografie, alcune delle quali furono pubblicate da Slater con il titolo “Monkey’s selfie”, e i copyrights vennero dati in concessione alla Caters News Agency.

 

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Tuttavia, la proprietà delle fotografie venne messa in discussione da molti: il blog Techdirt caricò gli scatti nella sezione di pubblico dominio, affermando che una scimmia non è una persona giuridica in grado di detenere diritti d’autore, presa di posizione condivisa in seguito anche da Wikimedia Commons. Slater cercò di rivalersi su chi diffondeva gratuitamente gli scatti ricordando che la macchina fotografia era di sua proprietà ed era stato lui ad allestire il set fotografico; gli avvocati Mary Luria e Charles Swan tuttavia risposero che era stato l’intervento della scimmia a produrre lo scatto, e che senza di essa non sarebbe esistito. Di diverso avviso l’avvocato Christina Michalos, che – prendendo come spunto l’arte digitale generata casualmente da software – affermò che i diritti d’autore di un’opera d’arte restano in capo al proprietario del mezzo che è stato usato. Il WWF e il PETA presentarono petizioni per far attribuire i copyrights alla femmina di macaco, ma l’United States Copyrights Office si pronunciò in senso contrario, dichiarando che un’opera d’arte creata da un “non-human” non è soggetta alle regole della proprietà intellettuale. Altri a loro volta obbiettarono che gli Stati Uniti non potevano decidere in merito ad un evento avvenuto in Indonesia e non sul proprio territorio nazionale

Nel 2014 la società Facebook Inc. lanciò sul web l’omonimo servizio di rete sociale. Ad oggi è il secondo sito più visitato al mondo dopo Google, e nel gennaio del 2015 ha raggiunto circa un miliardo e mezzo di utenti, molti dei quali caricano quotidianamente sulla piattaforma i propri selfies… e così via.

 

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