Scatti in avanti – 8 di 16

In un libro fotografico in francese sul Parco dei Mostri di Bomarzo, datato 1950, trovo questo scatto: il fotografo ha fatto sdraiare una donna tra le fauci della bestia. Se la donna, ai tempi della fotografia, aveva – supponiamo – trent’anni, ogni ne ha novantasei. Mi auguro che sia ancora in vita, sono invece sicuro che il mostro sia ancora là. La vita basata sul carbonio è facile preda delle fauci del tempo. L’informazione contenuta nella materia inanimata è più duratura, al contrario quella conservata nel carbonio tende a disperdersi più facilmente; tuttavia trova negli esseri viventi il luogo ideale dove potersi trasformare. La fotografia sul libro mi offre un pacchetto di informazioni precise ed immutabili (al netto del lento decadimento della carta sulla quale è stampata); altra cosa sarebbe poter incontrare quella donna e chiederle, ad esempio, chi era il fotografo, che cosa ha fatto il giorno dello scatto in questione, perché si trovava lì… che cosa ricorda, quali erano le sue speranze allora, quali sono le sue speranze oggi.

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Scatti in avanti – 7 di 16

La fotografia carina, che si mette sui social per un subitaneo godimento estetico, è un modo per dire al mondo: io mi identifico con questo sentimento, con questa logica, oppure con questa appartenenza ad un determinato gruppo. Non vi dà fastidio sapere che – quando mettete un like ad un prodotto commerciale – i vostri amici potrebbero vedere sulle loro bacheche la pubblicità dello stesso, preceduto dalla dicitura: “A Tizio e altre tot persone piace questo”, laddove Tizio siete voi? Un prodotto che parla a nome mio, che usa il mio nome senza un euro in cambio. Non sono più il destinatario della pubblicità, sono diventato la pubblicità.

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Scatti in avanti – 4 di 15

Uno dei meriti della patafisica è stato quello di mettere l’osservatore di fronte ad un fenomeno che lo riguarda da vicino, ma spesso trascurato: il processo attraverso il quale la mente cerca di mettere ordine alla realtà. Nel caso dell’arte, la domanda è: perché l’artista ha agito così? Questo apre il discorso alle considerazioni sul ruolo attivo dell’osservatore, ma anche: esiste un dialogo inconscio che attraversa l’opera in entrambe le direzioni, dall’artista al pubblico e viceversa? Che sia forse questa l’opera, e non il suo aspetto didascalico?

Scatti in avanti – 3 di 15

Bozzetti delle macchine di Tinguely. Le possibilità di una macchina sono date dalla sommatoria dei suoi elementi, e nelle correlazioni tra di essi; ed una certa macchina altro non potrebbe fare se non fosse per una serie di variabili difficilmente misurabili che intervengono dall’esterno: temperatura, usura delle parti, movimento dell’aria. Quindi l’insieme delle possibilità di una macchina si contrae o si espande non appena in relazione con l’ambiente circostante. E noi che pensavamo che la pelle fosse un confine, soprattutto per l’io.

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Scatti in avanti – 1 di 15

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Immediatamente penso al “sex appeal dell’inorganico” di Perniola; ad un articolo sull’inconscio sessuale nell’architettura, e quell’articolo era su un vecchio numero sgualcito di Playboy, prestatomi da un amico, che a sua volta l’aveva preso di nascosto dalla collezione del padre della sua fidanzata. Infinite sono le vie dell’informazione.