La scimmia su Facebook

Il fotografo David Slater, durante un viaggio in Indonesia, montò la sua macchina fotografica su un cavalletto e lasciò il pulsante remoto di scatto accessibile ad alcuni macachi crestati. Una scimmia femmina scattò numerose fotografie, alcune delle quali furono pubblicate da Slater con il titolo “Monkey’s selfie”, e i copyrights vennero dati in concessione alla Caters News Agency.

 

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Tuttavia, la proprietà delle fotografie venne messa in discussione da molti: il blog Techdirt caricò gli scatti nella sezione di pubblico dominio, affermando che una scimmia non è una persona giuridica in grado di detenere diritti d’autore, presa di posizione condivisa in seguito anche da Wikimedia Commons. Slater cercò di rivalersi su chi diffondeva gratuitamente gli scatti ricordando che la macchina fotografia era di sua proprietà ed era stato lui ad allestire il set fotografico; gli avvocati Mary Luria e Charles Swan tuttavia risposero che era stato l’intervento della scimmia a produrre lo scatto, e che senza di essa non sarebbe esistito. Di diverso avviso l’avvocato Christina Michalos, che – prendendo come spunto l’arte digitale generata casualmente da software – affermò che i diritti d’autore di un’opera d’arte restano in capo al proprietario del mezzo che è stato usato. Il WWF e il PETA presentarono petizioni per far attribuire i copyrights alla femmina di macaco, ma l’United States Copyrights Office si pronunciò in senso contrario, dichiarando che un’opera d’arte creata da un “non-human” non è soggetta alle regole della proprietà intellettuale. Altri a loro volta obbiettarono che gli Stati Uniti non potevano decidere in merito ad un evento avvenuto in Indonesia e non sul proprio territorio nazionale

Nel 2014 la società Facebook Inc. lanciò sul web l’omonimo servizio di rete sociale. Ad oggi è il secondo sito più visitato al mondo dopo Google, e nel gennaio del 2015 ha raggiunto circa un miliardo e mezzo di utenti, molti dei quali caricano quotidianamente sulla piattaforma i propri selfies… e così via.

 

Macaca_nigra_self-portrait_large

 

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3 pensieri riguardo “La scimmia su Facebook”

  1. Io non ho una pagina Facebook, ma talvolta mi capita di andarci per guardare i profili delle persone che ho perso di vista.
    A questo proposito, ti dirò che mi ferisce particolarmente quando guardo le loro foto e mi accorgo che non solo non conosco le persone con cui loro si sono fatti fotografare, ma neanche quelle che cliccano “Mi piace”, nemmeno quelle che commentano… quando succede questo allora vuol dire che l’ intera vita sociale e affettiva di quella persona é diventata un mondo estraneo per te. Ti senti terribilmente escluso.
    Una sensazione simile l’ ho provata 2 anni fa, quando ho guardato il profilo Facebook del mio storico compagno di banco del liceo. Ha postato delle foto di lui ad Oslo: pensavo ci fosse andato in vacanza, invece leggo i commenti e cosa scopro? Che ci sta facendo l’ Erasmus… soltanto pochi anni fa lui mi diceva anche cos’ aveva mangiato per colazione, e adesso anche una novità gigantesca come questa l’ ho scoperta per puro caso e per di più via Facebook…
    Altro lato negativo di Facebook: diminuisce gli argomenti di conversazione. In che senso? Cerco di spiegarlo.
    Prima di Facebook, quando cominciavi a conoscere una persona tu di essa conoscevi solo poche informazioni fondamentali (nome, cognome, età eccetera), e di conseguenza lei per te era un territorio inesplorato, un libro ancora da leggere, un mondo sconosciuto. Lo stesso valeva per l’ altra persona, e quindi avevate mille cose di cui poter parlare: film preferiti, libri, musica eccetera.
    Facebook ha ucciso tutto questo, perché adesso, quando 2 persone iniziano a conoscersi, questi dettagli li scoprono “scavando” nei rispettivi profili Facebook, non parlandone a voce. Così, quando queste due persone avviano una conversazione, non possono più tirar fuori delle domande per rompere il ghiaccio del tipo “che film ti piacciono” o “che musica ascolti”. E se anche le tirano fuori e cominciano a parlarne, l’ uno sa già cosa risponderà l’ altro, e quindi non c’é più l’ effetto sorpresa.
    Facebook ha eliminato quella che gli inglesi chiamano “small talk”, la conversazione su argomenti di poca importanza che serve a creare un’ atmosfera rilassata tra 2 persone. Sei d’accordo?

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    1. Ciao Wwayne,

      grazie per aver letto il mio articolo e aver lasciato un commento. Il tuo punto di vista è interessante; quel sentimento di “esclusione”, di “allontanamento” di cui scrivi credo sia capitato a tutti, almeno una volta nella vita. Perché questo accada, non lo so; suppongo che ci siano molte ragioni, alcune connaturate al tipo di esistenza che conduciamo al giorno d’oggi, e non siano solo in relazione all’uso di Facebook. Naturalmente questo social ha posto l’accento su alcune contraddizioni dei rapporti sociali a distanza, e in altri casi ha creato veri e propri casi-pilota che prima dell’esistenza della vita digitale non erano nemmeno pensabili.

      Credo che sia necessario un grande impegno per “restare in relazione” con qualcuno; e che seguire quello che “mette su Facebook” sia un modo parziale ed ingannevole; non solo perché ogni utente posta gli episodi “felici”, i “successi” e quanto lo mette sotto una buona luce agli altri (e a se stesso, soprattutto); bensì anche perché, in buona fede, i post che possiamo caricare sono la nostra personale visione della vita, e quante cose sfuggono di noi in primis a noi stessi, e ce ne rendiamo conto solo dopo un certo tempo.

      Quindi, potresti considerare le tue ferite da “allontanamento/relazionalità dissociata su FB” come provocate non tanto da eventi reali, quanto da una selezione di essi, da una visione parziale e costruita ad hoc; se sapessi tutto, di quell’amico che hai perso tempo addietro, forse avresti un’idea ancora diversa. Che te ne pare?

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