Nessuno escluso

Secondo la dottrina del Buddhismo, il koan è un breve componimento letterario che aiuta la meditazione grazie al suo contenuto paradossale. Immaginare che Facebook chiuda (e relative conseguenze) è un buon koan, anche se per nulla paradossale: non è specificato da nessuna parte (a cominciare dalla licenza d’uso che ciascuno di noi ha sottoscritto al momento della sua iscrizione) che Facebook abbia l’obbligo di preservare se stesso e, di conseguenza, di salvaguardare i nostri dati. Tutto il materiale caricato lì andrebbe perso irrimediabilmente – davvero avete una copia di tutte quelle fotografie? – si dovrebbe trovare un altro modo per contattare molti amici, a patto di ricordarseli tutti; assisteremmo ad una delle più grandi migrazioni della storia umana… verso nuovi social networks.

Più facile, forse, immaginare un Facebook senza di noi. Il nostro profilo abbandonato, l’ultimo status che prende polvere, pubblicità non cancellate sulla bacheca, le notifiche che si accumulano a decine, centinaia, migliaia…

E questo, credetemi, accadrà a tutti, nessuno escluso.

 

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“Two placebos are better than one.”
Installazione: found objects, acrilico, plastica, cartone.
Andrea Roccioletti 2015.

 

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“As parlu”

Quando mia nonna voleva dire che due erano fidanzati usava un’espressione dialettale molto particolare: “as parlu”, cioè, tradotto letteralmente, “si parlano”.

Il termine “parlarsi” aveva due chiavi di lettura: la prima, immediata, sottolineava come la relazionalità passasse per la parola, attraverso il dialogo; la seconda, metaforica, dove “parlarsi” rappresentava anche tutto quello che – per la cultura del tempo – non si poteva esprimere direttamente, ma solo sottintendere: il gioco di sguardi, darsi la mano, baciarsi.

L’espressione “as parlu” – che si accompagnava anche ad un ammiccamento delicato, un linguaggio non verbale sottolineato magari da un sorriso – era accresciuta di significato, nel rimando da un lato tra la parola e il modo di pronunciarla, dall’altro tra l’oggetto del discorso e il modo di raccontarlo. Quando è arte? Una buona risposta potrebbe essere questa: quando l’opera e il suo pubblico “as parlu”.

 

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La scimmia su Facebook

Il fotografo David Slater, durante un viaggio in Indonesia, montò la sua macchina fotografica su un cavalletto e lasciò il pulsante remoto di scatto accessibile ad alcuni macachi crestati. Una scimmia femmina scattò numerose fotografie, alcune delle quali furono pubblicate da Slater con il titolo “Monkey’s selfie”, e i copyrights vennero dati in concessione alla Caters News Agency.

 

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Tuttavia, la proprietà delle fotografie venne messa in discussione da molti: il blog Techdirt caricò gli scatti nella sezione di pubblico dominio, affermando che una scimmia non è una persona giuridica in grado di detenere diritti d’autore, presa di posizione condivisa in seguito anche da Wikimedia Commons. Slater cercò di rivalersi su chi diffondeva gratuitamente gli scatti ricordando che la macchina fotografia era di sua proprietà ed era stato lui ad allestire il set fotografico; gli avvocati Mary Luria e Charles Swan tuttavia risposero che era stato l’intervento della scimmia a produrre lo scatto, e che senza di essa non sarebbe esistito. Di diverso avviso l’avvocato Christina Michalos, che – prendendo come spunto l’arte digitale generata casualmente da software – affermò che i diritti d’autore di un’opera d’arte restano in capo al proprietario del mezzo che è stato usato. Il WWF e il PETA presentarono petizioni per far attribuire i copyrights alla femmina di macaco, ma l’United States Copyrights Office si pronunciò in senso contrario, dichiarando che un’opera d’arte creata da un “non-human” non è soggetta alle regole della proprietà intellettuale. Altri a loro volta obbiettarono che gli Stati Uniti non potevano decidere in merito ad un evento avvenuto in Indonesia e non sul proprio territorio nazionale

Nel 2014 la società Facebook Inc. lanciò sul web l’omonimo servizio di rete sociale. Ad oggi è il secondo sito più visitato al mondo dopo Google, e nel gennaio del 2015 ha raggiunto circa un miliardo e mezzo di utenti, molti dei quali caricano quotidianamente sulla piattaforma i propri selfies… e così via.

 

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