Lost in digital

La serie di opere “Lost in digital” ha come prerogativa fondamentale quella di essere destinata esclusivamente alla fruizione su dispositivi mobili, e invita chi la riceve a ricondividerla con i propri contatti attraverso i canali di messaggistica istantanea quali Whatapp, Messenger, Telegram etc.

Il meccanismo di ricondivisione, la trasformazione dell’opera in codice da ritrasmettersi secondo una rete di contatti tenuta in piedi dal supporto mobile, è anch’esso parte dell’opera: mette in gioco cioè l’imprevedibilità, per l’autore dell’opera, di prevedere la diffusione dell’opera stessa, e porta ai suoi limiti fisiologici la questione della proprietà dell’opera, che è in mano in parte ai suoi fruitori, in parte ai proprietari dei mezzi di messaggistica istantanea, nella misura in cui questi mezzi permettono (per qualità visiva dell’immagine, peso del file etc) il passaggio di un messaggio piuttosto che di un altro.

La serie di opere è quindi una riflessione sul digitale sia nel suo contenuto, sia nella sua forma di diffusione, sui rapporti e sulla comunicazione digitale istantanea, sulla permanenza o meno dell’informazione sui dispositivi mobili, sul disembedding dell’opera che vive di una vita “nomade” da un mezzo all’altro.